Comprensorio Neorurale “La Cassinazza”

La Cassinazza è un’area comprensoriale che si estende su un’area di circa 1400 ettari e comprende 7 vecchie cascine adiacenti. La gestione dei terreni del comprensorio della Cassinazza, a partire dal 1996, è sempre stata finalizzata a creare la giusta sintonia tra elementi naturali e agricoli persi con l’industrializzazione dell’agricoltura, introducendo delle correzioni che hanno permesso di integrare biodiversità e produzioni agricole.

In linea con le Politiche Agro-ambientali Europee sono stati operati numerosi interventi di rinaturalizzazione, in particolare, oltre alla piantumazione di più di un milione di piante autoctone, sono state realizzate 107 ettari di aree umide, 78 ettari di boschi, 65 ettari di rimboschimenti da legname, 50 ettari di prati e 110 km di siepi e filari campestri.

La creazione di tali habitat ha consentito di ricreare la biodiversità presente in questo territorio mille anni fa, con ad esempio un incremento delle specie di uccelli del 170%.

In tale contesto ambientale, ogni anno vengono coltivati circa 700 ettari a riso e 250 ettari di altri seminativi, con tecniche atte a ridurre l’impatto ambientale dei processi di produzione sugli ecosistemi agricoli. Per verificare l’efficacia di queste tecniche ogni anno viene valutata e certificata da un ente certificatore esterno la biodiversità e l’analisi della qualità biologica dei suoli aziendali.

La necessità di creare un’agricoltura sempre più sostenibile ha portato a sviluppare tecniche innovative come l’agricoltura blu (agricoltura conservativa) che stimola lo sviluppo di comunità microbiche del terreno migliorando le caratteristiche di fertilità del terreno stesso.
Inoltre, avendo la necessità di incrementare la fertilità, attraverso l’incremento della sostanza organica dei terreni, e poiché la Cassinazza si trova in un area con un forte deficit di zootecnia sul territorio, è stata data molta importanza all’utilizzo di matrici organiche, in particolare compost e rifiuti organici, preventivamente controllati e poi trattati e deodorizzati, provenienti dalle aree urbane limitrofe.

La possibilità di utilizzare ammendanti organici ha consentito di ridurre, ed in alcuni casi di eliminare completamente, l’apporto di concimi minerali e questo ha portato come risultato una riduzione del 35% delle emissioni di gas serra prodotti.